La morte medicalmente assistita
Un'eccezione che non indebolisce la tutela della vita
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La morte medicalmente assistita, sia pur con le regole, i limiti di ingaggio e le garanzie imposte dal Giudice costituzionale in attesa dell’annunciato intervento legislativo, è una realtà che deve interrogare le nostre coscienze e stimolare quel confronto - leale e costruttivo - che è fin qui mancato.
Ciò che a tutti viene oggi richiesto è di rinunciare alle idee-madri dei nostri valori personali (ideologici, politici e religiosi) per posizionare al centro di ogni discussione la persona sofferente. Se con sguardo rinnovato sapremo riconoscere i suoi reali e concreti bisogni, osservarla nella sua interezza, ammettere i nostri limiti, non voltarci dall’altra parte per ovattare il suo grido d’aiuto e prenderla davvero sulle nostre spalle, la gran parte dei pregiudizi che si colgono nella discussione in corso cadranno, per lasciare finalmente il posto a quella serietà della cura che, nel farsi responsabilmente carico dell’Altro, resta l’architrave portante del nostro statuto millenario.
Il tema del fine-vita propone oggi questioni e formule di centrale importanza nella dialettica medico-paziente e si configura come uno dei terreni più divisivi e controversi non solo nel dibattito giuridico ma anche in quello bio-etico e clinico.
In qualità di medico legale chiamato da anni a confrontarsi con il confine sempre più mobile che esiste tra la norma e l’habeas corpus, ho avvertito l’esigenza di proporre al Lettore una riflessione il più possibile serena senza, tuttavia, banalizzare le strategie argomentative di chi si dichiara a favore della disponibilità della vita e di chi, al contrario, ne difende la sacralità e l’inviolabilità.
Ho provato, parallelamente, a dar forma e volume alla convinzione maturata, che è quella che la morte non annulla la vita, nemmeno quella medicalmente assistita, la quale non deve mettere in penombra quello che resta il focus e l’ethos principale dell’attività di cura: il prendersi davvero sulle spalle i bisogni degli ammalati, soprattutto di quelli più fragili e vulnerabili senza mai abbandonarli al loro tragico destino; ammettendo che la vita e la morte, ben oltre gli apparenti paradossi, sono separate da un labilissimo confine, visto che il raggio di luce dell’umana solidarietà e l’amore donato ad una vita che sta per spegnersi sono il faro che protegge e illumina la vita medesima. E della dignità del morire che è diventata questione centrale del dibattito bio-etico in corso senza dimenticare che questo valore incarna l’identità stessa dell’uomo in quanto tale e che, se esiste – come realmente esiste – una dignità del vivere non può non esistere anche una parallela dignità nel morire, anche se questa correlazione non deve aprire la strada a quell’assurda idea che pretende di trasformare l’obbligo di vivere nell’obbligo, ancor più inaccettabile, di poter morire.
Questo volume nasce, dunque, con l’intento di circoscrivere il preciso perimetro all’interno del quale si colloca oggi l’auto-determinazione individuale nella fine della nostra esistenza ammettendo, tuttavia, che la vita umana e la sua dignità restano i principali soggetti di tutela costituzionale.
Fabio Cembrani è medico, specialista in Medicina Legale e delle Assicurazioni sociali e ha conseguito un Master di perfezionamento in Bioetica. Ha diretto, per oltre 20 anni, l’UOC di Medicina legale della Provincia autonoma di Trento.
Fabio Cembrani è medico, specialista in Medicina Legale e delle Assicurazioni sociali e ha conseguito un Master di perfezionamento in Bioetica. Ha diretto, per oltre 20 anni, l’UOC di Medicina legale della Provincia autonoma di Trento.
È autore di oltre 250 pubblicazioni scientifiche e di alcuni volumi monografici che, oltre agli aspetti di natura giuridica, esplorano la complessità e i contenuti etico-deontologici dell’agire professionale.
Indice
I. La legge n. 219 del 22 dicembre 2017 (‘Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento’): dignità, auto-determinazione della persona, responsabilità dei professionisti della cura ed etica del fine-vita
II. Marco Cappato/Dj Fabo: a compensazione dell’immobilità parlamentare, la Corte costituzionale riconosce la parziale non punibilità della morte medicalmente assistita
III. Tassello su tassello, punto su punto, supplenza su supplenza, …ovverosia sul come la giurisprudenza costituzionale ha poi gradualmente allargato le maglie riformulando le garanzie di non punibilità di chi, con la sua condotta, coopera e agevola la morte assistita
IV. Inerzia del Parlamento e regionalizzazione del fine-vita
V. La situazione europea … e il (perdurante) stallo del Parlamento italiano
Epilogo
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