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Quali farmaci vanno adoperati per l'encefalopatia ipertensiva?

Quali farmaci vanno adoperati per l'encefalopatia ipertensiva?

L'encefalopatia ipertensiva è definita da alterazioni dello stato mentale associate a una pressione sanguigna severamente elevata che supera i limiti di autoregolazione cerebrale del paziente. I sintomi possono includere anche convulsioni, mal di testa, letargia e disturbi visivi. La pressione sanguigna di solito è superiore a 220/110 mmHg, superando i limiti di autoregolazione. Tuttavia, nei giovani adulti o in quelli senza una storia di ipertensione cronica, aumenti rapidi della pressione sanguigna, anche verso intervalli elevati più bassi, possono associarsi ad encefalopatia ipertensiva. I riscontri concomitanti possono includere retinopatia ipertensiva acuta e anemia emolitica microangiopatica. Sebbene vi siano pattern caratteristici spesso osservati alla risonanza magnetica (RM), la diagnosi rimane principalmente clinica e richiede l'esclusione di altre emergenze neurologiche acute ipertensive come l'ictus ischemico o emorragico. 

L'obiettivo del trattamento nell'encefalopatia ipertensiva è la riduzione immediata della pressione sanguigna per ripristinare l'autoregolazione cerebrale. Le linee guida attuali raccomandano una riduzione della pressione arteriosa media (MAP) iniziale del 20-25% entro la prima ora di cura. Non ci sono studi di alta qualità che forniscano parametri rigorosi per la riduzione della MAP. I farmaci antipertensivi di prima linea includono nicardipina, clevidipina e labetalolo. Data la sua efficacia e la facilità di titolazione, la nicardipina viene spesso preferita. Dopo la riduzione iniziale della pressione sanguigna la MAP target andrebbe mantenuta e monitorata nelle successive 2-6 ore per garantire che sia ben tollerata. Nel caso in cui la MAP scenda oltre la riduzione prevista del <25%, è indicata la somministrazione di liquidi. La natriuresi da pressione è una conseguenza dell'ipertensione arteriosa severa e può portare a una deplezione intravascolare a causa dell'aumentata escrezione renale di sodio. Una volta che la riduzione iniziale della pressione sanguigna è ben tollerata, è accettabile una riduzione graduale ulteriore verso una pressione sanguigna di 160/110 mmHg nelle successive 48 ore.

Rubrica di Decidere in Medicina "Imparare da una domanda" a cura di Sossio Serra - Direttore UOC Pronto Soccorso e Medicina d'Urgenza Ospedale di Carpi, AUSL Modena

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