Dieci errori da evitare nell'emorragia intracranica traumatica nel DEA
- 13 Apr, 2026
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L’emorragia intracranica traumatica è una condizione tanto frequente quanto insidiosa: il quadro clinico può apparire inizialmente stabile e peggiorare in modo imprevedibile. Nonostante l’ampia letteratura, la gestione resta complessa e spesso guidata più dal ragionamento clinico che da indicazioni univoche. Proprio per questo, esistono errori frequenti che è fondamentale riconoscere ed evitare. Eccone alcuni tra i più rilevanti nella pratica in DEA:
1. “Il paziente appariva in buone condizioni un paio d’ore fa, quindi non ho avuto bisogno di verificarlo di nuovo.”
Lo stretto monitoraggio neurologico è fondamentale per individuare un cambiamento dell’esame che può essere indicativo della progressione emorragica.
2. “Il paziente era neurologicamente intatto, ma la TC mostrava la linea mediana spostata, così ho avviato il trattamento medico aggressivo dell’ipertensione endocranica.”
Lo spostamento della linea mediana, da solo, non impone la gestione dell’ipertensione endocranica, dato che può essersi sviluppata cronicamente. Gli indicatori migliori dell’ipertensione endocranica sono i segni clinici presentati dal paziente.
3. “Avevo già fatto l’esame e l’imaging, quindi ho potuto praticare una sedazione prolungata.”
La sedazione ad azione prolungata può oscurare un cambiamento negli esami successivi. I farmaci ad azione breve consentono delle verifiche “da sveglio” che permettono di valutare l’andamento neurologico.
4. “Il paziente ha evidenti segni di traumi, quindi il sanguinamento non è stato spontaneo.”
Un paziente può essere caduto a seguito di un’emorragia spontanea ed aver così subìto traumi secondari alla caduta.
5. “Avevo sentito che la pressione arteriosa elevata fa proprio male all’emorragia intracranica, quindi ho puntato a tenerla <140 mm Hg.”
Nel contesto dell’emorragia intracranica traumatica sono maggiori le evidenze che dimostrano i pericoli della pressione bassa di quelli della pressione elevata. Ridurre la MAP può abbassare la pressione endocranica ma anche la pressione di perfusione cerebrale e causare un’ipoperfusione globale.
6. “La paziente non era responsiva, probabilmente era in morte cerebrale.”
Non responsivo non significa per forza morto cerebralmente. Se temi questo a causa di uno GCS molto basso, assicurati che non sia ancora in corso l’effetto di alcuna sedazione o sostanza paralizzante e poi esegui un esame che comprenda i riflessi del tronco cerebrale.
7. “Sapevo che l’iperventilazione abbassa rapidamente la pressione endocranica, quindi la applicherò per qualche ora.”
L’iperventilazione prolungata causerà la vasocostrizione, che nel breve termine abbassa la pressione endocranica, ma nel lungo periodo riduce la pressione di perfusione cerebrale e può portare all’ipoperfusione.
8. “I corticosteroidi funzionano proprio bene sugli edemi vasogenici, quindi probabilmente funzionano anche per l’edema citotossico.”
Si è dimostrato che i corticosteroidi sono nocivi nel caso del danno cerebrale traumatico.
9. “Avviare l’ipotermia è un metodo neuroprotettivo adeguato dopo l’emorragia intracranica traumatica.”
Non vi è alcun beneficio al danno cerebrale traumatico con l’ipotermia; al contrario vi sono buone evidenze che sostengono di evitarla.
10. “Non sono esperto di prognosi neurologiche, quindi non ho parlato ai familiari degli obiettivi di cura.”
Avviare precocemente una conversazione sugli obiettivi di cura non deve necessariamente comprendere prognosi neurologiche specifiche. Il fine è piuttosto concedere più tempo possibile alle persone che devono prendere decisioni per il paziente di pensare quale egli consideri una “minima qualità di vita accettabile”.