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Assicurazione plurima e criteri di ripartizione in via di regresso del danno tra i vari assicuratori

Assicurazione plurima e criteri di ripartizione in via di regresso del danno tra i vari assicuratori

In occasione di un parto avvenuto all'interno di una clinica un neonato subisce lesioni permanenti e i genitori ne ascrivono la relativa responsabilità a uno dei sanitari operanti.

L’assicurazione della clinica (XX), che copre anche la responsabilità civile dei sanitari ivi operanti, tiene indenne i propri assicurati pagando a titolo di risarcimento direttamente nelle mani dei terzi danneggiati l’importo di euro 1.502.442,00 e poi agisce in via di regresso nei confronti dell’altra assicurazione (ZZ) stipulata dal medico a copertura della propria singola responsabilità professionale. 

La questione giuridica affrontata dai vari giudici che se ne sono occupati riguarda quindi l’entità del diritto di regresso che, in presenza di una ipotesi di assicurazione plurima che copre il medesimo rischio, compete alla compagnia di assicurazione della struttura (XX) che avendo risarcito l’intero danno agisce nei confronti dell’altra assicurazione (ZZ) stipulata dal medico responsabile dell’illecito.

La competente Corte d’Appello, dopo una prima sentenza della Suprema Corte (n. 11819/2016) che aveva cassato con rinvio la precedente sentenza d’appello impugnata, ritiene sussistente una ipotesi di assicurazione plurima e di conseguenza afferma che sussiste il diritto di regresso della compagnia (XX) nei confronti dell’altra assicurazione (ZZ) nella misura del 50% dell’indennizzo pagato al terzo danneggiato.

Ricorre in cassazione la compagnia del medico (ZZ) deducendo che in base al disposto dell’art. 1910 c.c. la ripartizione dell’indennizzo tra i due assicuratori che hanno assunto il medesimo rischio si deve compiere in proporzione dei rispettivi massimali assicurati e non degli indennizzi dovuti come invece ritenuto dal giudice d’appello.

La Corte di Cassazione, terza sezione civile, con la recente sentenza n. 4273/2024, depositata il 16.02.24, respinge il ricorso, confermando quindi la correttezza della sentenza impugnata. 

La Suprema Corte, rilevato che sussistono al riguardo due diversi orientamenti, afferma che, per ragioni logiche e sistematiche, appare preferibile quello che ritiene che la quota di indennizzo gravante su ciascun assicuratore (e quindi, specularmente, la misura del regresso a lui spettante) vada calcolata in proporzione non già del valore assicurato, ma dell’indennizzo concretamente dovuto in base al contratto.

La Corte di Cassazione afferma pertanto il seguente principio di diritto: «Se più assicuratori hanno coperto in modo indipendente l'uno dall’altro il medesimo rischio (c.d. assicurazione plurima), quello tra loro che ha pagato all’assicurato l’intero indennizzo dovuto secondo il contratto ha diritto di regresso in misura proporzionale rispetto all’indennizzo contrattualmente dovuto da ciascuno degli altri assicuratori. Tale misura si determina moltiplicando il danno patito dall’assicurato per l’indennizzo concretamente dovuto dal singolo assicuratore e dividendo il prodotto per la sommatoria degli indennizzi concretamente dovuti da tutti gli assicuratori».

a cura di Sergio Fucci - Giurista e bioeticista, già consigliere presso la Corte d’Appello di Milano.

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