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Adenoma al retto

Adenoma al retto

Una donna di circa 80 anni, affetta da un adenoma al retto, viene sottoposta il 16.09.10 a un intervento chirurgico di resezione del tratto interessato con sviluppi negativi e conseguente necessità di un secondo intervento, eseguito il 19.09.10. Pochi giorni dopo, poi, muore. 

Il figlio, la nuora e i nipoti della paziente citano in giudizio l’azienda sanitaria ove erano stati eseguiti i trattamenti che, secondo la loro tesi, ne avevano causato la morte per errori commessi dai medici nel corso di entrambi gli interventi. 

Il competente Tribunale dispone una consulenza tecnica che, pur rilevando alcune mancanze nell’esecuzione del primo intervento, conclude comunque che l’evento non poteva addebitarsi ai medici per le pregresse condizioni della paziente, soprattutto perché, anche se in ipotesi assunte le precauzioni omesse, non era sufficientemente certo che avrebbero consentito di evitare il rischio di morte.

La sentenza del Tribunale di rigetto della domanda risarcitoria avanzata dagli eredi viene confermata in appello e, quindi, i predetti ricorrono in cassazione.

La Corte di Cassazione, terza sezione civile, con la recente sentenza n. 6645/2025, depositata il giorno 13.03.25, nel respingere il ricorso osserva, tra l’altro, i giudici di merito hanno giustamente rilevato che non risulta essere stato accertato, in base al principio del “più probabile che non”, che il decesso era dipeso dal comportamento dei sanitari; che anche la dedotta perdita di rilevanti chance di sopravvivenza era rimasta priva di un adeguato supporto probatorio, fermo restando che la relativa domanda non era stata proposta in primo grado in via autonoma come prescritto; che l’incompletezza della cartella clinica è stata effettivamente valutata a sfavore dei medici laddove si è ritenuto che alcune delle dovute precauzioni erano state omesse dai chirurghi, fermo restando che era stato escluso che queste omissioni avessero con rilevante probabilità causato il danno lamentato.

a cura di Sergio Fucci - Giurista e bioeticista, già consigliere presso la Corte d’Appello di Milano

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