Carrello C.G. Edizioni Medico Scientifiche          Facebook C.G. Edizioni Medico Scientifiche    Linkedin C.G. Edizioni Medico Scientifiche    Newsletter C.G. Edizioni Medico Scientifiche
C.G. EDIZIONI MEDICO SCIENTIFICHE    /    +39 011 37.57.38    /    cgems.clienti@cgems.it    /    accedi all'area
- News -
Cerca nelle News






Newsletter

Iscriviti alle nostre newsletter di aggiornamento scientifico.

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione.


Privacy Policy

‹‹ Le nostre News




Articolo del 18/12/2015

Categoria: Professione & Clinical Governance

L'anamnesi rileva anche nella valutazione del grado della colpa professionale


a cura di


Pubblicato il 18/12/2015 da Sergio Fucci

Il GUP del Tribunale assolve con ampia formula un medico di continuità assistenziale (ex guardia medica) imputato di omicidio colposo per non avere correttamente diagnosticato una sindrome coronarica acuta già in essere nel momento della visita di un paziente effettuata presso l’abitazione dell’interessato, cagionandone così la morte intervenuta circa 10 ore dopo.

IL GUP, pur ritenendo sussistente l’errore diagnostico contestato, ritiene infatti che nel caso di specie difetta l’elemento soggettivo (colpa) perché l’imputato aveva fatto affidamento sulla diagnosi effettuata pochi giorni prima durante un ricovero in ospedale del paziente per una analoga sintomatologia, all’esito del quale era stata diagnosticata una sospetta colica addominale.

La Corte d’Appello, su impugnazione della pubblica accusa, riforma la sentenza e condanna il sanitario alla pena di un anno di reclusione per omicidio colposo affermando che l’imputato avrebbe dovuto procedere ad una autonoma rivalutazione dei sintomi presenti al momento della sua visita domiciliare, tenuto anche conto che la precedente diagnosi ospedaliera era stata effettuata senza che i colleghi avessero potuto completare tutti gli esami in quanto l’interessato era stato dimesso su sua richiesta e contro la volontà dei curanti.



La difesa dell’imputato ha impugnato la decisione d’appello e la Corte di Cassazione, quarta sezione penale, con la recente sentenza n. 45527/2015, depositata il 16/11/15, accoglie il relativo ricorso del medico rilevando un difetto di motivazione in relazione alla sussistenza o meno della colpa grave che la difesa del medico aveva escluso.
La Suprema Corte, in particolare, ha ritenuto che i giudici d’appello avrebbero dovuto tenere in debito conto la circostanza che il processo diagnostico parte da un’attività di anamnesi che ricomprende anche la conoscenza della storia clinica del paziente, inclusi i precedenti ricoveri e le conseguenti terapie.

Nel valutare l’esistenza o meno del profilo di colpa grave rilevante nella fattispecie ai sensi dell’art. 3 legge n. 189/2012 (legge Balduzzi), la Corte d’Appello si sarebbe, inoltre, dovuta confrontare con le considerazioni del Tribunale che aveva sottolineato come il precedente ricovero in ospedale per sintomi analoghi a quelli poi rilevati dal medico nella visita domiciliare si era concluso con una diagnosi (patologia gastrica) simile a quella, pur errata, posta dall’imputato.

La Cassazione, infine, nell’annullare la sentenza impugnata con rinvio ad altro giudice per un riesame più approfondito della vicenda, ha dichiarato di aderire al più recente orientamento giurisprudenziale che estende la non rilevanza penale della colpa lieve anche a comportamenti dei sanitari non diligenti, in aggiunta a quelli imperiti.







CGEMS consiglia ...


Copyright © 2021, C.G. Edizioni Medico Scientifiche S.r.l. con socio unico  -  Tutti i diritti Riservati  -  P.iva 02571140017
Indirizzo: Via Brissogne, 11 - 10142 Torino  -  E-mail: cgems.clienti@cgems.it  -  Admin