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Articolo del 11/11/2015

Categoria: Professione & Clinical Governance

Il consenso prestato dal paziente non utile per far assolvere il medico che commette un errore nell'esecuzione della sua prestazione


a cura di


Pubblicato il 11/11/2015 da Sergio Fucci

La Corte di Cassazione, quarta sezione penale, con la recente sentenza n. 40708/2015, depositata il giorno 09/10/15, ha respinto l’impugnazione di un chirurgo plastico condannato in primo e secondo grado per lesioni colpose in danno di un paziente sottoposto ad un intervento di fallo plastica, con inserimento di filler non posizionato correttamente.

La Suprema Corte, nel respingere i vari motivi di impugnazione proposti dal chirurgo, ha osservato, in particolare, che il consenso prestato consapevolmente dal paziente all’intervento eseguito non può essere invocato dal medico per ottenere l’assoluzione qualora, come nella fattispecie, il sanitario non abbia prestato la sua opera in conformità alle “leges artis” ritardando ingiustamente, tra l’altro, la rimozione del filler.



La Cassazione, inoltre, ha ribadito che il medico che sostiene di avere agito in conformità alle linee guida vigenti in materia deve allegare questi documenti.
L’allegazione, invero, si rende necessaria ai fini della verifica della correttezza e scientificità delle linee guida invocate e per potere utilizzare le stesse come parametro per valutare l’esistenza o meno dei profili di colpa contestati.

La Suprema Corte, infine, ha ritenuto che i giudici di merito avevano correttamente valutato l’esistenza del nesso di causalità tra la condotta imperita del chirurgo e le lesioni patite dal paziente in base alle risultanze peritali e in assenza di diversi fattori causali.


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