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Articolo del 13/11/2015

Categoria: Professione & Clinical Governance

Non commette il delitto di favoreggiamento il medico che presta cure mediche urgenti ad un latitante


a cura di


Pubblicato il 13/11/2015 da Sergio Fucci

Due medici, per avere prestato cure mediche ad un latitante, vengono ritenuti colpevoli del delitto di favoreggiamento (art. 378 c.p.) sia in primo che in secondo grado e, quindi, ricorrono in cassazione.

La Suprema Corte, sesta sezione penale, con la recente sentenza n. 38281/15, depositata il 21/09/2015, annulla la condanna inflitta ritenendo insussistente il fatto contestato.
La Cassazione afferma, in sostanza, che dinanzi ad una richiesta di cure urgenti in una situazione che pone seriamente in discussione l’integrità fisica di chi le rivendica, non assume alcuna rilevanza la consapevolezza della situazione di illegalità in cui versa il paziente essendo doveroso per il medico intervenire proprio per la rilevanza costituzionale dei valori della vita e della salute.



Aggiunge la Corte che l’art. 378 c.p. punisce solo chi “aiuta” taluno a sottrarsi alle ricerche dell’Autorità, ma non impone un obbligo di “favorire” le ricerche e indagini, con la conseguenza che per l’esistenza del favoreggiamento non è sufficiente prestare cure mediche, ma occorre una ulteriore condotta positiva di aiuto.
Afferma, infine, la Corte che nel caso di specie non è ipotizzabile anche l’omissione di referto sanzionata dall’art. 365 c.p. (con riferimento alla condotta prevista dall’art. 334 c.p.p.) perché nel caso di specie non vi era obbligo di referto in quanto questa segnalazione avrebbe esposto l’assistito ad un procedimento penale avendo il medico ritenuto che il ferimento del paziente era avvenuto in un “contesto di reciprocità malavitosa” foriero di indagini destinate a coinvolgere direttamente il soggetto curato.


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