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Articolo del 16/11/2015

Categoria: Professione & Clinical Governance

Licenziamento di uno specialista ambulatoriale per superamento del termine massimo di malattia


a cura di


Pubblicato il 16/11/2015 da Sergio Fucci

Una Asl dispone nei confronti di un medico specialista ambulatoriale di ostetricia e ginecologia la cessazione di un incarico a tempo indeterminato per avere superato il termine massimo di malattia (24 mesi) previsto dal contratto di lavoro.
Il sanitario interessato, ritenendo illegittimo il provvedimento, lo impugna chiedendo il ripristino del rapporto di lavoro, con le relative conseguenze sul piano economico e contributivo, ma la sua domanda viene respinta sia in primo che in secondo grado. Il medico impugna anche la sentenza d’appello, ma la Corte di Cassazione, sezione lavoro, con la recente sentenza n. 17837/15, depositata il 09/09/2015, respinge il suo ricorso giudicandolo infondato.



La Suprema Corte nella sua sentenza afferma, tra l’altro, che ai fini del superamento del predetto termine massimo di malattia, che legittima il licenziamento per giustificato motivo soggettivo, la normativa legale non distingue tra assenze per malattia ed assenze per infortunio, salvo che tale sommatoria non sia espressamente esclusa dalla disciplina pattizia.
Aggiunge la Corte che l’art. 19, comma 4, lett. e) dell’ACN 23/03/2005 è stato correttamente interpretato dai giudici di merito nel senso che il termine “malattia”, ivi presente, sia stato utilizzato in senso omnicomprensivo, con conseguente rilevanza non della causa dell’assenza, ma solo della sua durata massima ai fini della conservazione del posto di lavoro.

Inoltre l’art. 37 del predetto accordo collettivo, richiamato dal citato art. 19, nel disciplinare il trattamento economico dovuto al dipendente che si assenta dal servizio “per comprovata malattia o infortunio”, pone i due eventi sullo stesso piano riconoscendo il diritto alla conservazione dell’incarico per la durata massima di 24 mesi senza distinguere tra le due ipotesi.
La Cassazione, infine, osserva che i giudici di merito hanno giustamente ritenuto che il medico non aveva provato che l’infortunio o la malattia fossero dovute a fattori di nocività insiti nelle modalità di esercizio delle mansioni ovvero presenti nell’ambiente di lavoro, come invece infondatamente dedotto dal sanitario.







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