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Articolo del 03/04/2015

Categoria: Professione & Clinical Governance

Richiesta di visita domiciliare alla Guardia Medica e discrezionalità del sanitario


a cura di


Pubblicato il 03/04/2015 da Sergio Fucci

È sanzionabile il comportamento del sanitario in servizio di guardia medica che non aderisca, in maniera pretestuosa o aprioristica, ad una richiesta di intervento domiciliare urgente, quando la situazione prospettata sia connotata da risvolti di inequivocabile gravità, come tale integrante la necessità della relativa esecuzione della visita quale atto indifferibile ex art. 328 del codice penale.
L’esercizio del potere-dovere del medico di apprezzare la necessità o meno della visita domiciliare è pienamente sindacabile da parte del giudice sulla base degli elementi di prova sottoposti al suo esame.



Questi importanti principi sono stati ribaditi dalla Corte di Cassazione, sesta sezione penale, nella recente sentenza n. 10130/15, depositata il 10/03/2015, con la quale è stato accolto il ricorso di un sanitario della guardia medica, già condannato in secondo grado a 6 mesi di reclusione per indebita omissione di una visita medica, con assoluzione dell’imputato dal reato ascritto perché si è ritenuto insussistente il rifiuto di atti d’ufficio contestato.
La Suprema Corte, in particolare, ha osservato che il medico era stato assolto in primo grado e che la Corte d’Appello lo aveva invece ritenuto colpevole del delitto di cui all’art. 328 c.p. ritenendo, nella sostanza, sempre obbligatoria la visita medica per potere avere esatta conoscenza del quadro clinico del paziente.

Nel caso di specie, peraltro, era stata disattesa, senza una congrua motivazione, la tesi del consulente della difesa che aveva sostenuto che in assenza di segnalazione della presenza del sintomo delle “difficoltà respiratorie”, legittimamente il medico aveva giudicato non necessaria la visita domiciliare richiesta e, in base agli altri sintomi riferiti, giustamente aveva posto la diagnosi di polmonite lombare media al polmone destro e prescritto le normali terapie farmacologiche di contenimento della patologia accertata.

La sentenza della Cassazione, nella sostanza, contesta ai giudici di appello di essere giunti a conclusioni diverse da quelle del Tribunale senza indicare elementi in fatto trascurati dal primo giudice e senza affrontare in modo specifico il tema della discrezionalità tecnica che compete al medico nella valutazione della necessità o meno della visita sulla base dei sintomi denunciati dal paziente.



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