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Articolo del 03/04/2015

Categoria: Professione & Clinical Governance

Accertamenti cardiologici omessi in pronto soccorso e responsabilitą professionale


a cura di


Pubblicato il 03/04/2015 da Sergio Fucci

Un paziente di 77 anni, con ipertensione e ipoglicemia, alle ore 02,58 del 24/06/2007 si reca presso un pronto soccorso lamentando un dolore addominale; vengono eseguiti esami ematochimici, una radiografia addominale, l’esame obiettivo dell’addome, riscontrato l’alvo aperto a feci e gas, e, dopo una consulenza cardiologica, diagnosticate coliche addominali con conseguente dimissione del paziente.



Alle ore 15,58 del giorno successivo il malato giunge in condizioni gravissime presso altro ospedale per una sindrome coronarica acuta, decedendo subito dopo il ricovero.
Al medico che lo aveva visitato il 24/06/2007 viene contestato di avere dimesso il paziente senza procedere ai necessari accertamenti cardiologici che, se tempestivamente eseguiti, avrebbero consentito di diagnosticare la sindrome a causa della quale poi il malato era deceduto nel pomeriggio del successivo giorno.
Il sanitario viene, giudicato dal Tribunale colpevole del delitto di omicidio colposo e condannato alla pena di 8 mesi di reclusione con sentenza poi confermata in appello.

L’imputato ricorre in cassazione deducendo, tra l’altro, che il paziente aveva accusato solo dolori addominali, presentava valori normali di pressione e che gli esami del sangue presentavano un’alterazione solo dei valori di glicemia e emocromo, non sintomatici di un problema cardiologico e che il suo operato era stato convalidato da altro collega. Il medico, inoltre, contesta l’esistenza del nesso di causalità tra la sua condotta e l’evento mortale in quanto, secondo la sua tesi, l’infarto era insorto solo poche ore prima dell’accesso al secondo ospedale.

La Suprema Corte, quinta sezione penale, con la recente sentenza n. 10972/15, depositata il 13/03/15, conferma la condanna del medico ritenendo che gli accertamenti eseguiti consentivano di escludere una patologia addominale e che, pertanto, era sussistente una “macro” omissione circa la necessità di procedere ad una più approfondita valutazione dell’apparato cardiovascolare del paziente che avrebbe dovuto essere tenuto in osservazione per almeno 24 ore per i necessari periodici controlli degli enzimi di necrosi cardiaca.
La Corte di Cassazione ha osservato che i giudici di merito, accertata una grave colpa omissiva, hanno correttamente ritenuto che una sindrome cardiaca era già presente nel momento in cui l’imputato prese in carico il paziente e che un continuo monitoraggio cardiologico, come prescritto in questi casi dalle linee guida, avrebbe evitato l’evento mortale o lo avrebbe ritardato significativamente.



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