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Articolo del 16/01/2015

Categoria: Professione & Clinical Governance

Decesso del paziente per granulomatosi di Wegener


a cura di


Pubblicato il 16/01/2015 da Sergio Fucci

Un dirigente medico dell’unità di medicina generale di un ospedale viene condannato in primo grado per omicidio colposo avendo causato la morte di un paziente, deceduto per l’omessa diagnosi e corretto trattamento di una insufficienza renale acuta.
In appello, disposta una consulenza collegiale medico legale e specialistica, il sanitario viene assolto in quanto i periti accertano che la morte del malato non era collegabile all’insufficienza renale acuta, pur esistente, in quanto il paziente era deceduto a causa di un arresto cardiocircolatorio irreversibile, a seguito di edema polmonare non cardiogeno, conseguenza di una granulomatosi di Wegener di cui era affetto.



La sentenza di secondo grado viene impugnata solo dagli eredi del malato, costituitisi parte civile, che contestano le conclusioni della perizia collegiale e insistono sulla rilevanza dell’insufficienza renale, non trattata correttamente.
La Suprema Corte, quarta sezione penale, con la recente sentenza n. 52667/14, depositata il 18/12/14, ha respinto il ricorso confermando, quindi, l’assoluzione del dirigente medico.
La Corte di Cassazione ha osservato, in linea generale, che è compito del giudice di merito verificare in modo critico l’attendibilità delle informazioni scientifiche utilizzate all’interno del processo e dare conto delle ragioni per le quali ha aderito ad una tesi piuttosto che ad un altra, soppesando anche l’imparzialità e l’autorevolezza dell’esperto di cui si avvalso per ricostruire la vicenda sul piano tecnico-scientifico.

In sostanza, se il giudice di merito ha fornito congrue ragioni delle scelte operate enunciando con adeguatezza e logicità gli argomenti determinanti per la formazione del suo convincimento, la Suprema Corte, che non è giudice del sapere scientifico e non detiene al riguardo conoscenze privilegiate, non può pervenire a conclusioni diverse.
Nel caso di specie, secondo i giudizio della Corte di Cassazione, il problema del nesso causale è stato correttamente e approfonditamente affrontato dai giudici di secondo grado che, sulla base della perizia collegiale espletata con metodo scientificamente conferente, hanno accertato che la morte del paziente è stata provocata esclusivamente da una alveolite emorragica dovuta alla sindrome di Wegener, mentre, contrariamente a quanto affermato dal Tribunale, nessuna influenza causale aveva avuto l’insufficienza renale.

Infatti l’accertamento autoptico ha evidenziato che il malato non presentava danni dovuti alla ritenzione idrica e i periti hanno chiarito che la somministrazione della cura per l’insufficienza renale non avrebbe evitato l’insorgenza del rapidissimo aggravamento della patologia di Wegener, a livello polmonare.
Inoltre i giudici di merito hanno anche rilevato che la granulomatosi di Wegener, malattia rara e di difficile accertamento, non poteva essere riscontrata in quanto una diagnosi differenziale avrebbe richiesto un periodo di osservazione superiore a quello avuto a disposizione dal curante.


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