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Articolo del 18/03/2015

Categoria: Decidere in Medicina

Nuovi fattori di rischio per l'insufficienza renale acuta?


a cura di


Pubblicato il 18/03/2015 da Pio Ruggiero

Una più recente interpretazione di questa patologia offre nuovi modelli fisiopatologici ed agenti promotori soprattutto nel delicato setting clinico dell’Unità di Terapia Intensiva ove si intravedono potenziali target terapeutici o si mettono in discussione pratiche cliniche consolidate nel tempo. Per noti fattori si ipotizzano ruoli non secondari come nel caso dell’iperuricemia e dell’ipoalbuminemia. L’acido urico può condizionare la possibile tubulopatia da precipitazione mentre è noto come l’ipoalbuminemia possa pregiudicare l’ottimale espansione volemica; ciò che invece sembra emergere e contribuire allo sviluppo della nefropatia è un’azione pro-infiammatoria per il primo contrapposta a quella antinfiammatoria della seconda.



Anche da studi di genetica derivano possibili nuove interpretazioni sulla maggiore suscettibilità a livello tubulare nei confronti di farmaci notoriamente nefrotossici come alcuni chemioterapici. Ciò potrebbe riguardare proteine implicate sia nel trasporto che nella risposta infiammatoria e nella capacità di riparazione.
Evidenze crescenti indicano inoltre l’obesità come un fattore di rischio di tipo cardiovascolare non solo coinvolto nell’insorgenza dell’insufficienza renale cronica ma anche del danno renale acuto.

Non è ancora chiara la relazione ma va detto che il tessuto adiposo non è inerte e quindi potenzialmente responsabile di una elevata risposta infiammatoria; inoltre va sottolineato come in pazienti obesi possano osservarsi livelli sotto terapeutici di farmaci o anche incremento dei loro livelli o di loro metaboliti con rilascio a distanza di tempo.
Crescente attenzione è rivolta all’apporto di cloro con le soluzioni endovenose: in dosi elevate induce una maggiore vasocostrizione renale con riduzione del flusso plasmatico e della filtrazione glomerulare dando luogo a ritenzione idrosalina. Nei confronti delle soluzioni contenenti Hydroxyethyl starch (HES) prende maggiore distanza la European Society of Intensive Care Medicine che ne sconsiglia l’impiego nei pazienti settici.

Gli anticoagulanti orali, anche i più recenti come il dabigatran, sembrano fattori di rischio emergenti: l'ipotesi fisiopatologica sarebbe rappresentata dalla precipitazione di eritrociti a livello tubulare per fenomeni emorragici.
infine sarebbe osservata una maggior incidenza di insufficienza renale acuta nei pazienti trattati con ventilazione meccanica rispetto ai non trattati. Fattori emodinamici o maggiore risposta infiammatoria?

Pio Ruggiero, Dirigente medico, U. O. Nefrologia e Dialisi – A. O. Bolognini Seriate (BG). Varrier M, Ostermann M. Novel risk factors for acute kidney injury. Curr Opin Nephrol Hypertens. 2014; 23(6):560-9.


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