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Articolo del 27/01/2017

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

La vita non č eterna, a 97 anni si puņ morire senza colpa dei medici curanti


a cura di Sergio Fucci


Soggetti interessati: Medici 
 
Un paziente di 97 anni viene ricoverato in una clinica per problemi di salute e poi dimesso nell’ottobre del 2010.
Successivamente, nel gennaio del 2011, il paziente decede presso la sua abitazione.


Viene presentata una denunzia da parte dei familiari che ipotizzano che la morte è stata dovuta ad una cattiva assistenza prestata dai medici che hanno avuto in cura il malato nella clinica.
Il Giudice delle Indagini Preliminari (GIP), su richiesta del P.M., esaminate le risultanze delle indagini eseguite, dispone l’archiviazione del relativo procedimento, non emergendo profili di natura penale nel decesso del paziente.
I familiari propongono opposizione sostenendo la necessità di indagini suppletive per accertare le condizioni del malato nel periodo intercorrente tra le dimissioni dalla clinica e l’evento morte, e il GIP, fissata la prescritta udienza camerale per ascoltare le parti,  respinge l’opposizione confermando l’archiviazione.
I familiari ricorrono in cassazione sostenendo, in sostanza, che il GIP non ha correttamente esaminato la loro istanza, supportata dai loro consulenti tecnici, di effettuare indagini suppletive.
La Corte di Cassazione, quarta sezione penale, con la recente sentenza n. 51557/16, depositata il 02/12/2016, rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente alle spese processuali, affermando che le valutazioni espresse dal GIP a fondamento dell’ordinanza di archiviazione non possono essere oggetto di censura per vizio di motivazione ovvero per omessa considerazione di circostanze di fatto già acquisite.
Aggiunge, peraltro, la Suprema Corte che il GIP aveva preso in considerazione le osservazioni dei consulenti tecnici della parte opponente ed aveva ritenuto che non vi fossero altri significativi dati da acquisire rispetto a quelli già versati in atti, facendo riferimento, quali elementi rilevanti ai fini dell’archiviazione, sia all’incertezza della causa della morte che al notevole lasso di tempo intercorso tra le dimissioni e il decesso.


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