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Articolo del 18/05/2016

Categoria: Professione & Clinical Governance

Rottura del cuore


a cura di


Pubblicato il 18/05/2016 da Sergio Fucci

Gli eredi di un paziente, ricoverato per infarto in ospedale, dimesso dopo circa dieci giorni di degenza e poi deceduto nelle ore immediatamente successive per un infarto acuto del miocardio, convengono in giudizio il primario cardiologo e la struttura, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni, assumendo l’intempestività delle dimissioni e la non corretta prescrizione della terapia.

La domanda risarcitoria viene respinta sia in primo che in secondo grado anche perché viene ritenuta l’insussistenza del nesso causale tra la contestata condotta del sanitario e la morte, essendosi verificato l’exitus per verosimile “rottura del cuore” che avrebbe condotto al medesimo evento anche in ambiente ospedaliero. Gli eredi ricorrono in cassazione ribadendo la non correttezza della condotta del primario sia in sede di dimissione che di trattamento terapeutico, nonché la sussistenza del nesso di causalità ingiustamente escluso.



La Corte di Cassazione, terza sezione civile, con la recente sentenza n. 7767/16, depositata il 20/04/2016, respinge il ricorso, con conseguente conferma dell’infondatezza dell’accusa mossa nei confronti del medico. La Suprema Corte rileva, in particolare, che i giudici di merito hanno correttamente escluso la sussistenza di una condotta improntata a superficialità e imperizia e giustamente escluso nella fattispecie l’esistenza del nesso di causalità.

La Cassazione, in particolare, sottolinea che la condotta del primario, alla luce delle linea guida dell’epoca, delle condizioni cliniche del paziente al momento delle dimissioni, della terapia contestualmente praticata e puntualmente prescritta, della correttezza di non prescrivere un anticoagulante orale (terapia controversa in letteratura scientifica e non indicata in un soggetto affetto da ulcera peptica) deve ritenersi corretta anche alla luce delle conclusioni dei consulenti. In ogni caso l’evento mortale si sarebbe verificato anche in ambiente ospedaliero essendo stata ritenuta attendibile l’ipotesi di “rottura del cuore”.







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