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Articolo del 23/02/2016

Categoria: Professione & Clinical Governance

Misura interdittiva a carico di un Direttore Sanitario


a cura di


ubblicato il 23/02/2016 da Sergio Fucci

Ad un medico che ricopriva sia l’incarico di Direttore Sanitario di un'azienda ospedaliera che quello di Presidente della commissione Ufficio Procedimenti Disciplinari del comparto dirigenza medica dell’ente viene applicata, con provvedimento del competente GIP, la misura interdittiva della sospensione dai pubblici uffici ricoperti per la durata di sei mesi, per l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza in relazione ad un abuso d’ufficio consistito nell’omessa assunzione di qualunque iniziativa disciplinare nei confronti di un sanitario che non aveva attestato nelle schede operatorie da lui redatte l’attiva partecipazione a due interventi chirurgici di altro medico straniero non autorizzato.

La misura cautelare viene confermata in sede di riesame dal competente Tribunale e, quindi, l’indagato presenta un ricorso in cassazione deducendo, tra l’altro, che la sua condotta nella fattispecie non era stata correttamente valutata in quanto, avendo ricevuto come Direttore Sanitario una denuncia sulle irregolarità sopra indicate, aveva chiesto al direttore del reparto interessato una relazione sui fatti ivi accaduti proprio al fine di assumere poi le eventuali iniziative disciplinari, che non sussisteva alcun intento doloso di agevolare l’autore dell’illecito e che essendo incensurato e non operando più presso l’azienda ospedaliera non esistevano le prospettate esigenze cautelari.



La Corte di Cassazione, sesta sezione penale, con la recente sentenza n. 6275/16, depositata il 15/02/2016, respinge il ricorso del sanitario giudicandolo infondato.
La Suprema Corte nella sua sentenza afferma, tra l’altro, che l’abuso d’ufficio contestato riguarda l’inerzia mantenuta nella fase successiva alla ricezione del rapporto del direttore del reparto ove erano accaduti gli illeciti che riguardavano anche una falsità penalmente rilevante appresa dall’indagato nell’esercizio delle funzioni e non comunicata all’Autorità Giudiziaria
Aggiunge la Corte, quindi, che il pericolo di recidiva, posto alla base del provvedimento interdittivo, può desumersi anche esclusivamente dal carattere obiettivamente grave della condotta tenuta dall’indagato in relazione a una fattispecie integrante non solo un illecito disciplinare, ma anche un delitto procedibile d’ufficio (falso ideologico in atto pubblico).






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