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Articolo del 25/02/2016

Categoria: Professione & Clinical Governance

Diffamazione ai danni di un medico


a cura di


Pubblicato il 25/02/2016 da Sergio Fucci
 
 
Il Direttore Generale (D.G.) di un ospedale nel corso di un incontro pubblico nel quale si discuteva delle problematiche del nosocomio afferma che il nuovo primario di un reparto era subentrato ad un collega “impresentabile” e che era stato necessario colmare “un gap di preparazione e di professionalità”, dovuto allo “stato di abbandono” nel quale il reparto era stato lasciato.
Su querela del precedente primario ritenutosi diffamato viene iniziato un procedimento penale a carico del D.G. che viene condannato in primo grado, ma assolto in appello con ampia formula sul presupposto dell’esistenza di un corretto esercizio del diritto di critica politica visto il contesto nel quale le frasi incriminate erano state pronunziate.
Il precedente primario, già costituitosi parte civile nel procedimento penale, presenta un ricorso in cassazione sostenendo, tra l’altro, che erano evidenti gli estremi della diffamazione in suo danno.


La Corte di Cassazione, quinta sezione penale, con la recente sentenza n. 6473/2016, depositata il giorno 17/02/16, ha accolto il ricorso e annullato la sentenza impugnata, rinviando al competente giudice civile in appello l’esame della vicenda alla luce dei principi di diritto affermati.
La Suprema Corte, in particolare, ha affermato che il diritto di critica politica può essere esercitato anche con considerazioni non rigorosamente obiettive e asettiche, ma con il limite del rispetto della dignità altrui non potendo essere utilizzato per gratuiti attacchi alla persona interessata.
In ogni caso mediante l’esercizio del diritto di critica si possono stigmatizzare comportamenti realmente tenuti da un personaggio pubblico, ma non attribuire falsamente allo stesso condotte scorrette.
Nel caso di specie il Tribunale ha omesso di segnalare in base a quali elementi il D.G. imputato si fosse ragionevolmente formata l’opinione espressa sull’ex primario, con giudizi formulati non solo sul piano professionale, ma anche con riferimento alla persona del querelante, definito “impresentabile”.
Questo difetto di motivazione ha comportato l’annullamento sul piano civilistico della sentenza penale, con rinvio al competente giudice del riesame della vicenda per una nuova verifica dell’effettiva esistenza dei presupposti di un corretto esercizio del diritto di critica politica da parte del D.G..






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