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Articolo del 21/01/2016

Categoria: Professione & Clinical Governance

Decidere in Medicina Consulente tecnico d'ufficio condannato per rifiuto di atti d'ufficio


a cura di


Pubblicato il 21/01/2016 da Sergio Fucci

Un medico, nominato dal giudice consulente tecnico d’ufficio (CTU) in un procedimento civile, ometteva, nonostante varie diffide, di depositare una relazione integrativa richiesta dal magistrato interessato. Il medico viene, quindi, tratto a giudizio per rispondere del reato di omissione di atti d’ufficio (previsto e punito dall’art. 328 del codice penale) e, ritenuto colpevole del delitto ascritto, condannato dal Tribunale alla pena di quattro mesi di reclusione, con sentenza confermata in appello.

L’imputato ricorre in cassazione protestando la sua innocenza anche perché, secondo la sua tesi, la relazione da depositare nel caso di specie non costituiva un atto indifferibile.
La Corte di Cassazione, sesta sezione penale, con la recente sentenza n. 51051/15, depositata il 29/12/2015, respinge il ricorso del sanitario giudicandolo infondato.



La Suprema Corte nella sua sentenza afferma, tra l’altro, che nel caso di specie l’omissione integra il rifiuto quando l’attività doverosa non è tempestivamente compiuta dal pubblico ufficiale, in questo caso dal medico nominato CTU, e cioè quando viene superato quel ragionevole lasso di tempo di indugio tollerato dal magistrato.

Aggiunge la Corte, quindi, che è lo stesso giudice che deve decidere la controversia nel cui ambito è stato nominato il CTU a dover fissare il momento in cui l’opera richiesta non può più utilmente essere prestata per ragioni di giustizia e, quindi, è proprio in quel momento che il reato si realizza.
In sostanza il delitto si consuma allorché il CTU, già più volte sollecitato senza esito, non adempie all’incarico affidato senza addurre valide giustificazioni, tant’è che viene poi sostituito da altro consulente.







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