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Articolo del 06/12/2021

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Malattia ad esito infausto e risarcibilitą del danno non patrimoniale per omessa tempestiva diagnosi di un melanoma


a cura di Sergio Fucci


In caso di colpevoli ritardi nella diagnosi di patologie ad esito infausto, l'area dei danni risarcibili non si esaurisce nel pregiudizio recato alla integrità fisica del paziente, ma include il danno da perdita di un "ventaglio" di opzioni, con le quali affrontare la prospettiva della fine ormai prossima, ovvero non solo l'eventuale scelta di procedere (in tempi più celeri possibili) all'attivazione di una strategia terapeutica, o la determinazione per la possibile ricerca di alternative d'indole meramente palliativa, ma anche la stessa decisione di vivere le ultime fasi della propria vita nella cosciente e consapevole accettazione della sofferenza e del dolore fisico (senza ricorrere all'ausilio di alcun intervento medico) in attesa della fine, giacché tutte queste scelte appartengono, ciascuna con il proprio valore e la propria dignità, al novero delle alternative esistenziali.


In tema di danno alla persona, conseguente a responsabilità medica, integra l'esistenza di un danno risarcibile alla persona l'omissione della diagnosi di un processo morboso terminale, in quanto essa nega al paziente, oltre che di essere messo nelle condizioni di scegliere "cosa fare", nell'ambito di ciò che la scienza medica suggerisce per garantire la fruizione della salute residua fino all'esito infausto, anche di essere messo in condizione di programmare il suo essere persona e, quindi, in senso lato l'esplicazione delle sue attitudini psico-fisiche, in vista e fino a quell'esito.
Questi principi sono stati affermati dalla Corte di Cassazione, terza sezione civile, nella recente sentenza n. 34813/2021, depositata il giorno 17/11/2021, con la quale è stato accolto solo il terzo e il quarto motivo del ricorso avanzato dal figlio di una paziente deceduta per un melanoma in stadio avanzato non oggetto di puntuale diagnosi da parte del dermatologo curante, con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio per il prosieguo del giudizio avanti ad altro giudice d’appello che dovrà pronunciarsi sulla concreta risarcibilità nella fattispecie della lesione del diritto di autodeterminarsi, con coscienza e consapevolezza, della persona affetta da malattia ad esito sicuramente infausto non diagnosticata precocemente dal curante.
La Suprema Corte, invece, ha respinto nel resto il ricorso del figlio della persona deceduta affermando che correttamente è stato ritenuto dal giudice d’appello che lo spessore del melanoma all’epoca della prima visita effettuata dal dermatologo era tale da escludere il nesso di causalità tra colpa professionale e evento morte non potendosi affermare “con ragionevole sicurezza” che la diagnosi precoce avrebbe evitato il danno.






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