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Articolo del 10/11/2021

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Sequestro preventivo di studio odontoiatrico intestato a una societą


a cura di Sergio Fucci


Su richiesta del P.M. il competente G.I.P. dispone il sequestro preventivo dei locali adibiti a studio medico-dentistico e delle relative attrezzature, di proprietà di una società ma utilizzate da un soggetto non in possesso della necessaria laurea.


Il Tribunale in sede di riesame conferma il sequestro osservando che l'accusa aveva assolto l'onere di dimostrare sia il fumus dei reati provvisoriamente contestati che il periculum in mora, essendo stato accertato che questo soggetto era legale rappresentante della società che gestiva lo studio nei cui locali una paziente ha affermato di essere stata da lui sottoposta ad una visita preliminare e al successivo intervento odontoiatrico (posizionamento di protesi e implantologia) che Le aveva provocato gravi danni alla salute; che le dichiarazioni della paziente che  aveva denunciato questo soggetto hanno trovato  riscontro in altre testimonianze; che oggetto del sequestro era l'ambulatorio e le attrezzature intrinsecamente strumentali all'accertato e attuale esercizio abusivo dell'attività di odontoiatra da parte dell'indagato, di cui era necessario impedire la prosecuzione.
L’imputato ricorre in cassazione contestando l’esistenza dei presupposti (fumus delicti e periculum in mora) necessari per disporre e mantenere il sequestro e deducendo che nello studio operano anche medici legalmente abilitati ad esercitare l’odontoiatria.
La Corte di Cassazione, sesta sezione penale, con la recente sentenza n. 39971/2021, depositata il 05.11.21, dichiara inammissibile il ricorso e condanna l’imputato al pagamento delle spese processuali.
La Suprema Corte rileva, tra l’altro, che il Tribunale ha giustamente valorizzato una serie di elementi fattuali di reale valenza dimostrativa non adeguatamente contrastati dal ricorrente e che il sequestro era stato correttamente giustificato dalla necessità di impedire la prosecuzione di una attività illecita; che, comunque, il ricorso nella materia delle misure cautelari reali, come nella fattispecie, è proponibile solo per l’eventuale vizio di violazione di legge, non per una rilettura dei fatti posti alla base del sequestro.  






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