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Articolo del 18/10/2021

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Interpretazione di polizza assicurativa con valutazione degli eventi coperti


a cura di Sergio Fucci


Un chirurgo maxillo-facciale viene ritenuto colpevole dal Tribunale del reato di omicidio colposo per il decesso di un paziente avvenuto il 25/11/2006 e, per quello che interessa in questa sede, condannato anche al pagamento di una provvisionale di euro 300.000,00 in favore dei parenti della vittima.


Il medico, quindi, agisce in sede civile nei confronti della propria assicurazione con la quale aveva stipulato due polizze per la copertura della responsabilità civile (la prima decorrente dal 03/03/2006 e la seconda dal 03/03/2007) chiedendone la condanna a garantirlo e tenerlo indenne dalle richieste risarcitorie avanzate dagli eredi del paziente sopra menzionato, manlevandolo anche dal pagamento della provvisionale stabilita dal giudice penale.
La compagnia contesta la fondatezza della domanda sostenendo che la seconda polizza - che aveva sostituito la prima – non copriva il sinistro avvenuto durante lo svolgimento di attività libero professionale perché riferita solo all’attività svolta come dipendente di struttura e comunque che la polizza non era operante ex art- 1892 c.c. avendo il medico taciuto la consapevolezza della propria responsabilità nel sinistro già acquisita in occasione dell’intervento chirurgico incriminato.
Il Tribunale accoglie la domanda ritenendo che la polizza stipulata il 03/03/2007 copriva il sinistro perché non era limitata all’attività medica svolta come dipendente e che il chirurgo aveva avuto conoscenza della possibile esistenza di un suo illecito solo in data 30/05/2007 quando gli fu notificato l’avviso di garanzia.
La sentenza viene confermata in secondo grado perché il giudice d’appello ritiene che le due polizze erano collegate tra di loro e garantivano una continuità assicurativa globale dell’attività svolta dal medico e perché il chirurgo aveva ricevuto il citato avviso dopo la stipula della seconda polizza.
La Corte di Cassazione, terza sezione civile, con la recente sentenza n. 26528/2021, depositata il 30.09.21, dichiara inammissibile il ricorso sia per ragioni processuali sia perché alcune censure investono l’accertamento dei fatti compiuto in sede di merito, non contestabile in quanto tale in sede di legittimità.
La vicenda sopra esaminata deve indurre i medici ad esaminare bene il contenuto della polizza per essere sufficientemente garantiti per la responsabilità civile professionale in qualunque sede esercitata, superando ogni eventuale contestazione sull’operatività delle loro polizze.






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