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Articolo del 20/09/2021

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Ipotesi di peculato a carico di un medico


a cura di Sergio Fucci


Un medico impugna la sentenza penale d’appello che, in riforma della sentenza di primo grado, lo aveva condannato per peculato perché aveva omesso di versare all’ospedale le dovuta percentuale sulle somme riscosse nel corso dell’attività intramoenia svolta nel suo studio, così appropriandosi ripetutamente di denaro destinato alle casse dell’azienda ospedaliera di appartenenza.


In sostanza la Corte d’appello aveva ritenuto che il medico autorizzato all’attività intramoenia è pubblico ufficiale nel momento in cui percepisce la quota parte degli onorari da versare all’ente di appartenenza e che quindi commette il delitto di peculato se trattiene in proprio tutto il provento della predetta attività.
La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 32689/2021, emessa dalla sesta sezione penale, depositata il 02/09/2021, accogliendo uno dei motivi del ricorso avanzato dal medico, annulla la sentenza d’appello per difetto di motivazione su un punto essenziale della vicenda.
I giudici della Suprema Corte hanno infatti osservato che dalla sentenza di primo grado emergeva che il sanitario imputato operava nel suo studio privato non solo quale professionista per conto dell’ASL ma svolgeva anche in proprio una parallela attività “in nero” sconosciuta all’ente di appartenenza che, in quanto tale, non rientrava nell’intramoenia.
La Suprema Corte ha quindi rinviato gli atti ad un nuovo giudice d’appello per verificare se gli episodi contestati al sanitario rientrino o meno nell’intramoenia perché solo in quest’ultima ipotesi può configurarsi il delitto di peculato.






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