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Articolo del 20/09/2021

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Danno erariale per intervento chirurgico avventato


a cura di Sergio Fucci


Un paziente, che già nel 1995 aveva subito l’asportazione di un melanoma maligno all’avambraccio sinistro e che il 09/12/09 era stato sottoposto ad un secondo intervento per asportazione di due neoformazioni cutanee e dissezione linfonodale ascellare a seguito di recidiva, il 16/12/09 esegue una PET con esito negativo.
Il 24/12/09 il malato viene ricoverato presso i reparto di medicina interna di altro ospedale per “piastrinopenia – recente intervento di asportazione melanoma al dorso – epigastralgia”; gli esami di laboratorio evidenziano un rilevante incremento di transaminasi e creatinina, mentre dalla TAC e dall’ecografia emergono due lesioni epatiche, astrattamente riconducibili a lesioni secondarie del melanoma.
Il 30/12/09 si decide quindi di effettuare un intervento chirurgico urgente nel corso del quale si riscontra una peritonite biliare, con versamento da colecisti acuta, accompagnata da lesioni epatiche multiple, piccole e diffuse, risultate non tumorali.


A seguito dell’intervento le condizioni del paziente peggiorano rapidamente e il malato decede il 06/01/2010. Gli eredi agiscono nei confronti dell’ospedale chiedendo il risarcimento dei danni subiti per la morte del congiunto dovuta, secondo la loro tesi, all’intervento del 30/12/09 che erroneamente era stato eseguito pur in presenza di chiari sintomi di epatite virale acuta, ostativi al medesimo. Nel corso del giudizio civile viene disposta una CTU medico-legale che evidenzia vari profili di responsabilità per colpa medica connessi sia ad una non corretta informazione del paziente anche in merito al rilevabile quadro di epatite acuta, sia in relazione ad una mancata valutazione della PET del 16/12/09 che aveva escluso la presenza di metastasi. L’ASL, per evitare un costoso giudizio civile con probabile accertamento della responsabilità dei medici che avevano eseguito l’intervento incriminato, transige il sinistro con un perdita patrimoniale di complessivi euro 375.564,00, pari alla somma liquidata agli eredi del paziente. Il caso viene segnalato alla competente Procura Regionale della Corte dei Conti che, dopo avere notificato ai due chirurghi che avevano eseguito l’intervento prima l’invito a dedurre e poi l’atto di citazione, agisce nei loro confronti chiedendo la loro condanna al pagamento rispettivamente di Euro 281.674,00 e di Euro 93.801,00, oltre accessori legge, ritenendo sussistente la loro responsabilità erariale per il danno cagionato all’Asl con la loro condotta qualificata come gravemente colposa. I due medici contestano la pretesa avversaria in quanto l’intervento era necessario per esplorare e rimuovere masse fortemente sospette di costituire tumori secondari ed era stato eseguito in modo corretto. La Corte dei Conti, sezione giurisdizionale della Liguria, con la recente sentenza n. 154/2021, depositata il 09/08/2021, condividendo le conclusioni raggiunte dal CTU, ritiene chiara la relazione causale tra l’operazione improvvida (in difetto di oggettiva urgenza e in presenza di valori clinici ostativi) disposta dai due chirurghi e l’insorgenza di un’insufficienza epatica irreversibile, cagionata dalla combinazione tra lo stress postoperatorio e gli effetti collaterali dei farmaci anestetici assunti. La Corte, in particolare, sottolinea la grave superficialità che ha caratterizzato l’intera vicenda e l’erroneità della scelta dell’operazione “che non doveva essere effettuata” e accoglie la domanda della Procura ponendo a carico dei due medici le somme sopra indicate.





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