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Articolo del 15/07/2021

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Responsabilitą per danno erariale


a cura di Sergio Fucci


La Procura della Corte dei Conti agisce nei confronti di 2 chirurghi, un anestesista e un infermiere strumentista per sentirli condannare, in solido, per il danno erariale cagionato in relazione ad una fattispecie di malpractice medica nel corso di un intervento chirurgico di asportazione di neoplasia prostatica eseguito nel 2005 mediante introduzione rettale di una sonda (tecnica HIFU) che aveva causato al paziente una perforazione della parete uretro-rettale, trattata poi con un secondo intervento eseguito in via d’urgenza.


L’azione della Procura della Corte consegue alla condanna al pagamento di circa 200.000,00 euro inflitta in sede civile all’ospedale a titolo di risarcimento dei danni cagionati al paziente per l’errore commesso durante l’intervento che doveva essere sospeso in quanto la non corretta preparazione intestinale ostacolava la visibilità della zona da trattare, come emerso sia dalla CTU effettuata in sede civile che dalla perizia effettuata dall’ufficio medico-legale del Ministero della Salute.
La Corte dei Conti, con la recente sentenza n. 200/2021, emessa dalla Sezione Giurisdizionale per la Regione Piemonte, depositata il giorno 11/06/2021, accoglie la domanda solo nei confronti dei due chirurghi ritenendo configurabile nel loro confronti l’esistenza di una colpa grave per negligenza e imprudenza causativa del danno in questione che sarebbe stato evitato se l’intervento fosse stato sospeso per provvedere ad una migliore preparazione del paziente.
A giudizio della Corte la gravità della colpa emerge sia dalla rarità della complicanza in questione sia dalle dimensioni importanti della fistola provocata dall’uso impreciso e maldestro della sonda.
La condanna dei chirurghi, mediante l’esercizio del potere riduttivo previsto dall’art. 83 RD n. 2440/1923, viene limitata al pagamento di Euro 60.000,00 a carico del primo operatore e di Euro 40.000,00 a carico del secondo operatore.
Sono stati invece completamente assolti sia l’anestesista che l’infermiere ai quali non competeva decidere se proseguire o meno l’intervento nella situazione sopra descritta.
 






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