Carrello C.G. Edizioni Medico Scientifiche          Facebook C.G. Edizioni Medico Scientifiche    Linkedin C.G. Edizioni Medico Scientifiche    Newsletter C.G. Edizioni Medico Scientifiche
C.G. EDIZIONI MEDICO SCIENTIFICHE    /    +39 011 37.57.38    /    cgems.clienti@cgems.it    /    accedi all'area
- News -
Cerca nelle News






Newsletter

Iscriviti alle nostre newsletter di aggiornamento scientifico.

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione.


Privacy Policy

‹‹ Le nostre News




Articolo del 21/06/2021

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Consulenze tecniche difformi e necessitą di motivazione rafforzata


a cura di Sergio Fucci


I genitori esercenti la potestà su un minore d’età agiscono in giudizio nei confronti di un ospedale, del primario del reparto di endocrinologia e del primario del reparto di terapia intensiva e neonatale chiedendo la loro condanna, in solido, il risarcimento dei danni che assumono da loro causati al proprio figlio in occasione di un ricovero ospedaliero protrattosi dal 15 gennaio al 2 marzo 2000, deducendo che il neonato lo stesso giorno della nascita era stato trasferito presso il nosocomio in questione per problematiche correlate a ipoglicemia e a difficoltà respiratorie e lamentando che i predetti sanitari non avevano tempestivamente diagnosticato e trattato la patologia di ipopituitarismo congenito da cui era poi risultato affetto il minore, con conseguente definitivo pregiudizio al suo sviluppo psico-motorio.


I convenuti resistono alla domanda avanzata nei loro confronti chiamando in giudizio per l'eventuale manleva le rispettive compagnie assicuratrici della responsabilità civile.
Il Tribunale, espletata c.t.u. medico-legale, accoglie la domanda di risarcimento danni avanzata dagli attori, rilevando che per diverse settimane non erano stati effettuati gli accertamenti necessari per giungere alla diagnosi effettiva della malattia congenita del paziente e per iniziare la terapia sostitutiva essenziale per contrastare l'evoluzione negativa del gravissimo deficit congenito e concludendo che una percentuale pari al 50-60% degli esiti invalidanti presenti nel bambino (valutabili complessivamente nel 100%) sono “da attribuire al ritardo diagnostico e terapeutico operato dai sanitari dell'ospedale”.
La sentenza di primo grado, dopo l’espletamento di altre due CTU collegiali, viene riformata in appello con rigetto della domanda di risarcimento danni in quanto viene esclusa l’esistenza di un comportamento inadempiente dei sanitari dato che non vi è stato alcun ritardo diagnostico “ma solo l'attuazione dei comuni protocolli di indagine, tesi ad escludere di volta in volta le patologie più frequenti" e considerato che anche una tempestiva diagnosi della grave patologia neurologica del neonato non avrebbe escluso o ridotto la condizione di ritardo nello sviluppo psichico del bimbo.
Ricorrono in cassazione gli attori deducendo tra l’altro una inadeguata valutazione delle risultanze delle consulenze tecniche.
La Corte di Cassazione, con la recente ordinanza n. 1459/2021, emessa dalla terza sezione civile, depositata il 26/05/2021, accoglie il ricorso dei genitori e del figlio e annulla la sentenza ritenendo sussistente un rilevante vizio nella relativa motivazione per un mancato approfondito esame delle risultanze dell’ultima CTU alla quale in modo acritico il giudice d’appello aveva aderito, senza tener conto della genericità e, addirittura, apoditticità di numerosi passaggi della relativa relazione né degli opposti esiti della consulenza svolta in primo grado di cui non ha specificamente confutato le ragioni.
Le parti dovranno quindi riassumere il processo davanti al giudice designato dalla Cassazione che è tenuto a riesaminare il caso alla luce delle statuizioni della Suprema Corte.






Copyright © 2021, C.G. Edizioni Medico Scientifiche S.r.l. con socio unico  -  Tutti i diritti Riservati  -  P.iva 02571140017
Indirizzo: Via Brissogne, 11 - 10142 Torino  -  E-mail: cgems.clienti@cgems.it  -  Admin