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Articolo del 21/06/2021

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Responsabilitą penale del medico competente per lesioni subite da un infermiere


a cura di Sergio Fucci


Un infermiere, mentre effettuava il 13 agosto 2013 un prelievo di sangue venoso su una paziente affetta da HVC e HVB, a causa di un improvviso movimento della mano di quest'ultima, viene accidentalmente punto dall'ago che stava utilizzando nell'arteria radiale del polso sinistro così contraendo il virus dell’epatite, con conseguente malattia di durata superiore ai 40 giorni.


Il Tribunale ritiene responsabile del delitto di cui all’art. 590 cp (lesioni personali gravi colpose) il dr. XY, che collaborava con l’ASL quale medico competente e lo condanna alla pena di giustizia, mentre assolve il datore di lavoro e il responsabile del reparto dove era avvenuto l’incidente, con sentenza confermata in appello.
Il giudice d’appello ritiene infatti che la puntura si era realizzata perché l’infermiere svolgeva la sua attività con un ago cannula sprovvisto di dispositivo di sicurezza e che il medico competente non aveva correttamente valutato il rischio biologico conseguente all’utilizzo di questo dispositivo e non aveva provveduto a segnalare al datore di lavoro la necessità di acquistare e usare prodotti dotati di meccanismi di sicurezza idonei ad evitare punture accidentali.
In sostanza la colpa di questo medico è consistita nella mancata individuazione e segnalazione di questo rischio che avrebbe indotto l’azienda alla sostituzione dei vecchi e inadeguati dispositivi con quelli dotati di misure di sicurezza idonee ad evitare questo incidente.
Il dr. XY ricorre in cassazione sostenendo, tra l’altro, che il nesso causale tra la contestata omissione e l’evento non era stato accertato oltre ogni ragionevole dubbio, che la gravità delle lesioni era stata affermata sulla base di un nozione di malattia difforme dal concetto clinico e che in qualità di medico competente non aveva poteri di spesa.
La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 21521/2021, emessa dalla quarta sezione penale, depositata il 01/06/2021, rigetta il ricorso del medico e conferma la sentenza d’appello.
La Suprema Corte, in particolare, afferma che il giudice d’appello ha giustamente valutato l’esistenza del nesso causale, non emergendo dagli atti seri indizi di fattori causali alternativi rispetto all’omissione contestata al sanitario.
La Cassazione, inoltre, ribadisce che nel concetto di malattia rientrano le limitazioni funzionali, un significativo processo patologico o il suo aggravamento e la compromissione significativa anche temporanea delle funzioni dell’organismo e che quindi la lesione personale deve considerarsi grave se l'incapacità ad attendere alle ordinarie occupazioni perduri oltre il quarantesimo giorno, ivi compreso il periodo di convalescenza o quello di riposo dipendente dalla malattia.
La Suprema Corte, infine, sottolinea che il medico competente è titolare di una propria sfera di competenza da cui consegue una autonoma posizione di garanzia e quindi non deve limitarsi ad un ruolo meramente passivo, ma deve dedicarsi ad un'attività propositiva e informativa in relazione al proprio ambito professionale.






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