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Articolo del 19/03/2021

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Falso ideologico in cartella clinica


a cura di Sergio Fucci


Un primario ortopedico viene tratto a giudizio per rispondere della falsificazione della cartella clinica e degli atti di rilievo pubblicistico riguardanti un intervento chirurgico eseguito su una paziente nell’ospedale dove prestava servizio, avendo attestato la presenza di una frattura femorale sinistra, mentre l’interessata aveva subito in una accidentale caduta solo la frattura del femore destro.

Il primario viene giudicato dal Tribunale colpevole del delitto di cui agli artt. 476 e 479 c.p. e condannato alla pena ritenuta di giustizia con sentenza confermata in appello.
Il medico ricorre quindi in cassazione sostenendo, tra l’altro che il giudice d’appello aveva omesso di motivare sull’esistenza del dolo che caratterizza questo delitto, senza verificare se la falsificazione era dovuta a negligenza o imperizia o incapacità professionale.
La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 8015/2021, emessa dalla quinta sezione penale, depositata il 01/03/2021, dichiara inammissibile il ricorso avanzato dall’ortopedico con conseguente conferma e della decisione impugnata.
La Suprema Corte osserva, in particolare, che il ricorso prospetta solo una diversa ricostruzione dei fatti e reitera argomenti già valutati correttamente dai giudici di merito che avevano escluso la dedotta leggerezza o la negligenza del medico nell’eseguire la falsa annotazione nella scheda di sala operatoria in quanto non era credibile che il primario, esperto ortopedico, non si fosse reso conto dell’assenza della frattura al femore sinistro erroneamente assoggettato a intervento di chirurgia.
D’altra parte il personale della sala operatoria aveva fatto notare al medico che tutte le attrezzature di sala erano state predisposte per un intervento su femore destro e che quindi il chirurgo doveva quantomeno essersi rappresentato l’errore commesso nell’intervenire sul femore sano.


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