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Articolo del 26/01/2020

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Suicidio assistito


a cura di Sergio Fucci




La Corte Costituzionale, con sentenza n. 242/2019, depositata il 22/11/19, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale, nella parte in cui non esclude la punibilità di chi, con le modalità previste dagli artt. 1 e 2 della legge 22 dicembre 2017, n. 219 (Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento) agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente.

La sentenza merita un commento approfondito che sarà pubblicato sulla rivista Decidere in Medicina. In questa sede è utile sottolineare che i giudici della Consulta nella motivazione della decisione hanno affermato che la dichiarazione di illegittimità costituzionale si limita a escludere la punibilità dell’aiuto al suicidio nei casi considerati, senza creare alcun obbligo in capo ai medici di procedere a tale aiuto e che, quindi, resta affidato, alla coscienza del singolo medico scegliere se prestarsi, o no, a esaudire la richiesta del malato.

È evidente, peraltro, che il medico che in presenza dei relativi presupposti accoglierà la richiesta del malato non potrà più essere sanzionato sul piano deontologico e che, pertanto, l’art. 17 dell’attuale codice di deontologia medica (che stabilisce cheIl medico, anche su richiesta del paziente, non deve effettuare né favorire atti finalizzati a provocarne la morte”) dovrà essere modificato perché non conforme alla ns. Costituzione laddove tende a vietare in modo assoluto anche l’assistenza al suicidio che, invece, in determinati casi oggi è consentita in virtù della sentenza in commento.

Se, invece, la norma deontologica venisse tenuta ferma nel testo attuale e venisse applicata per sanzionare il sanitario che legittimamente prestasse il suo aiuto al suicidio alla persona assistita che consapevolmente lo richiede, dovrà essere il giudice competente ad annullare la sanzione stante la sua palese illegittimità per contrasto con la Costituzione.



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