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Articolo del 26/01/2020

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Sanzione disciplinare irrogata ad un medico per improprio utilizzo di materiali sanitari per motivi goliardici


a cura di Sergio Fucci


Ad un medico viene inflitta dall’ASL, con provvedimento del 30/04/2011, la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio per venti giorni in relazione a fatti risalenti al giugno 2009 e consistiti (secondo la contestazione) nell’improprio utilizzo di materiali sanitari per motivi goliardici, nella violazione del divieto di fumo, nella pubblicazione sul social network Facebook di alcune fotografie idonee a creare discredito e danno all’immagine dell’azienda e nella potenziale violazione delle norme in materia di riservatezza e protezione dei dati degli utenti.

Il medico impugna il provvedimento, ma il suo ricorso viene respinto sia in primo che in secondo grado dal competente giudice del lavoro.

Il giudice di secondo grado, in particolare, rileva che non sussiste la dedotta intempestività della contestazione disciplinare perché deve essere escluso che l’ASL e i soggetti tenuti a dare inizio al relativo procedimento fossero venuti a conoscenza degli episodi contestati prima della pubblicazione sui quotidiani nazionali, in data 30/03/2011, delle fotografie scattate nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale raffiguranti persone camuffate con bende, a somigliare a mummie, in atteggiamento divertito mentre stavano fumando, tra le quali era stato ripreso di spalle anche il medico in questione che, in tesi, stava scattando delle foto con il proprio cellulare; che, peraltro, dalle indagini dell’ASL era emerso che il sanitario, pur essendo privo di responsabilità diretta nel reparto ove si era svolto l’episodio incriminato, aveva tollerato le condotte disdicevoli poste in essere dagli infermieri senza intervenire per farle cessare e senza segnalare l’accaduto ai superiori; che, infine, queste accertate mancanze non possono essere qualificate come nuove rispetto a quelle originariamente contestate nel citato provvedimento.

Il medico impugna la sentenza d’appello sostenendo, tra l’altro, che il provvedimento era stato emanato oltre il termine previsto dalla legge e che comunque era stato violato il suo diritto di difesa perché la sanzione era stata irrogata per fatti nuovi non contestati in precedenza.

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con la recente sentenza n. 30225/2019, depositata il giorno 20/11/2019, ritiene fondati i motivi del ricorso, annulla la decisione impugnata e rinvia nuovamente la causa al giudice d’appello perché rivaluti i fatti attenendosi ai principi di diritto affermati in sentenza.

I giudici della Suprema Corte sottolineano che nel D. Lgs. n. 165/2001 sono previsti termini perentori (decorrenti dall’acquisizione della relativa precisa notizia) per la contestazione delle infrazioni soggette alla sanzione irrogata nel caso di specie e che i giudici d’appello senza adeguata motivazione hanno ritenuta tempestiva la contestazione degli addebiti pur avvenuta a distanza di quasi due anni dai fatti.

La Suprema Corte, inoltre, afferma che erroneamente il giudice d’appello ha ritenuto che l’ASL dopo avere proceduto ad una nuova valutazione dei fatti, potesse irrogare una sanzione al dipendente senza contestare al dipendente i nuovi addebiti accertati ma non ricompresi nell’originaria lettera di contestazione perché questo comportamento viola il diritto di difesa del medico e rende nullo il provvedimento.



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