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Articolo del 10/10/2019

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

La struttura sanitaria che sostiene che il danno č stato prodotto per colpa esclusiva del chirurgo che ha operato il paziente deve provare la sua tesi


a cura di Sergio Fucci


Un paziente agisce in giudizio nei confronti di una casa di cura ove era stata operata per l’inserimento di una protesi all’anca chiedendone la condanna al risarcimento dei danni riportati a seguito all’intervento ivi eseguito dal chirurgo dr. KK.



La struttura chiama in causa il chirurgo proponendo nei suoi confronti domanda di regresso e manleva sostenendo che il danno lamentato dalla paziente era stato cagionato esclusivamente dall’imperizia dell’operatore.

Il Tribunale accoglie la domanda della paziente, dichiara la responsabilità solidale della casa di cura e del chirurgo e li condanna in solido al pagamento della somma di circa 122.000,00 euro, senza pronunciarsi in ordine all’azione di regresso e manleva proposta dalla struttura che, quindi, impugna sul punto la sentenza di primo grado.

La Corte d’Appello accoglie l’impugnazione ritenendo fondata la tesi della casa di cura in quanto il chirurgo non aveva provato e neppure evidenziato adeguatamente quale fosse nell’occasione la responsabilità ascrivibile alla struttura; pertanto il dr. KK viene condannato a rimborsare alla struttura quanto da quest’ultima corrisposto alla paziente in esecuzione della sentenza di primo grado.

Il chirurgo, a sua volta, ricorre in cassazione sostenendo che dagli atti emergeva anche l’esistenza di una responsabilità diretta, per fatto proprio, della struttura.

La Corte di Cassazione, terza sezione civile, con la recente sentenza n. 24167/2019, depositata il giorno 27/09/2019, annulla la sentenza impugnata affermando che il giudice d’appello non aveva fatto buon uso delle regole probatorie in quanto chi agisce in regresso e in manleva è tenuto a provare la fondatezza della sua domanda, mentre al chirurgo non competeva evidenziare precise cause di responsabilità della clinica.

Gli atti quindi sono stati rimessi di nuovo al giudice d’appello che, in diversa composizione, è tenuto a rivalutare la domanda di regresso e manleva avanzata dalla struttura conformandosi alla regola probatoria di cui all’art. 2697 cod. civ. che impone a chi agisce in giudizio di provare debitamente la fondatezza della sua domanda.



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