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Articolo del 01/07/2019

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Nomina di un amministratore di sostegno per far valere quando necessario il proprio rifiuto delle emotrasfusioni


a cura di Sergio Fucci




La Corte di Cassazione, prima sezione civile, con la recente sentenza n. 12998/2019, depositata il giorno 15/05/2019, ha affermato che un paziente, capace di intendere e di volere ma che non sempre ha la piena capacità fisica di esprimere le proprie volontà per una grave patologia (MAV, malformazione artero-venosa che comporta continue emorragie e anche l’instaurarsi di shock emorragico con perdita di coscienza) ha diritto di ottenere dal giudice la nomina di un amministratore di sostegno che possa far valere in caso di necessità il suo fermo rifiuto rispetto alle emotrasfusioni (non accettate per il proprio credo religioso) espresso nella relativa istanza.

La Suprema Corte ha osservato al riguardo che la designazione anticipata da parte del soggetto interessato dell’amministratore di sostegno, prevista dall’art. 408 civile, ha anche la finalità di poter impartire, quando si è ancora nella pienezza delle proprie facoltà cognitive e volitive, delle direttive allo stesso sulle decisioni sanitarie o terapeutiche che l'amministratore designato dovrà poi assumere qualora il designante per motivi psico-fisici non sarà più in grado di manifestare la propria volontà in modo autonomo.

La Corte di Cassazione, in sostanza, ritiene che il paziente esercita il suo diritto di autodeterminazione e tutela la sua dignità di persona anche attraverso la designazione anticipata del soggetto di sua fiducia da nominare quale suo amministratore di sostegno per potere poi esprimere in sua vece anche il dissenso alle cure in base alle direttive emanate.

D’altra parte il libero esercizio del proprio credo religioso è tutelato dall’art. 19 della Costituzione.







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