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Articolo del 27/05/2019

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Falso ideologico in atto pubblico di un medico dipendente da una struttura pubblica


a cura di a cura di Sergio Fucci


Soggetti interessati: medico e struttura sanitaria pubblica
 

Un medico è stato riconosciuto colpevole, sia in primo che in secondo grado, di due condotte di falso in atto pubblico e falso per induzione avendo dichiarato falsamente all’azienda sanitaria l’esistenza di ragioni familiari a sostegno di una istanza di aspettativa presentata e nella successiva nota con la quale comunicava l’intervenuta cessazione di queste ragioni, mentre invece la sua assenza era dovuta alla temporanea assunzione in qualità di direttore sanitario di un centro di riabilitazione privato, di proprietà della moglie, così determinando la falsità anche delle conseguenti determinazioni dell’azienda sanitaria pubblica.



 La Corte di Cassazione, quinta sezione penale, con la recente sentenza n. 14647/2019, depositata il giorno 03/04/2019, ha rigettato il ricorso del medico ed ha confermato la sua condanna per i delitti ascrittigli osservando che il delitto di falsità ideologica è un reato formale e di pericolo e, quindi, per la sua configurazione è sufficiente che la condotta del pubblico ufficiale metta in pericolo la pubblica fede, mentre non è necessario che il bene tutelato subisca un effettivo pregiudizio.

La Suprema Corte, in particolare, ha sottolineato che giustamente i giudici di merito avevano evidenziato che la prospettazione, nella domanda di aspettativa, di ragioni familiari in realtà inesistenti integra l’elemento oggettivo del reato contestato, mentre per l’esistenza dell’elemento soggettivo è sufficiente l’avere agito volontariamente nella consapevolezza di dichiarare circostanze false.

Il delitto in oggetto, infatti, è punito a titolo di dolo generico, da intendersi come volontarietà della dichiarazione falsa con la consapevolezza del suo carattere inveritiero.

È irrilevante, infine, il fatto che nel caso di specie potessero ricorrere i presupposti per chiedere l’aspettativa per motivi professionali, come dedotto dall’imputato.







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