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Articolo del 27/05/2019

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Decesso di una paziente e responsabilitÓ attribuita a due infermieri senza un serio accertamento del nesso di causalitÓ


a cura di a cura di Sergio Fucci


Soggetti interessati: Infermieri
 

Due infermieri in servizio presso un reparto di medicina interna di un ospedale vengono tratti a giudizio per rispondere del reato di omicidio colposo (artt. 113 e 589 c.p.) per avere cagionato il decesso di una paziente perché non avevano effettuato l’osservazione diretta ed il monitoraggio dei parametri vitali della predetta e non avevano richiesto l’intervento del medico, nonostante l’interessata avesse ripetutamente accusato uno stato di grave malessere, sicché non era stato diagnosticato lo scompenso cardiaco in essere e non era stata effettuata la necessaria terapia farmacologica.



Il Tribunale ritiene colpevoli gli infermieri del decesso della paziente e li condanna alla pena di un anno di reclusione e al risarcimento dei danni in favore del marito costituitosi parte civile, con assegnazione in favore del predetto di una provvisionale di 30.000,00 euro.

La Corte d’Appello, in riforma della sentenza di primo grado, dichiara estinto per prescrizione il reato di omicidio colposo ma conferma le statuizioni civili di condanna al risarcimento dei danni.

La Corte di Cassazione, quarta sezione penale, con la recente sentenza n. 17220/2019, depositata il 19/04/2019, accoglie il ricorso degli imputati e annulla la sentenza d’appello laddove ha confermato l’obbligo del risarcimento dei danni con rinvio al competente giudice civile perché individui con esattezza la condotta che, se posta in essere, avrebbe escluso la morte della paziente.

La Suprema Corte, pur confermando l’esistenza della contestata condotta colposa, ritiene infatti che l’accertamento del nesso di causalità non era stato effettuato dai giudici di merito in modo corretto in quanto le loro osservazioni sul punto non trovavano conferma nelle risultanze probatorie e, comunque, non risultava indicata la terapia farmacologica che, se effettuata tempestivamente, avrebbe impedito il decesso della paziente con la prescritta certezza processuale.







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