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Articolo del 20/02/2019

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Il detenuto malato deve essere curato nel luogo pił idoneo


a cura di Sergio Fucci


La Corte di Cassazione, quarta sezione penale, con la recente sentenza n. 58363/2018, depositata il giorno 28/12/2018, nel dichiarare prescritto il delitto di omicidio colposo ascritto ad un medico (dr. A) che in una casa circondariale aveva omesso di prendere le necessarie iniziative di sua competenza quale curante affinché un detenuto (affetto, tra l’altro da anoressia, vomito e ipokaliemia) fosse trasferito in una più idonea struttura sanitaria esterna, così cagionandone la morte (secondo l’accusa ritenuta fondata dai giudici di merito), ha respinto agli effetti civili il ricorso di questo imputato (e della competente ASL chiamata in giudizio quale responsabile civile), così confermando le statuizioni di condanna al risarcimento dei danni già irrogate nei precedenti gradi del giudizio.



La Cassazione ha ribadito che se le condizioni di salute del carcerato sono tali da rendere necessario il suo trasferimento in un'altra più idonea struttura sanitaria il medico curante ha il dovere di attivarsi tempestivamente al riguardo per tutelare l’inviolabile diritto alla salute, sia fisica che mentale, del suo assistito.

Con la citata decisione la Suprema Corte ha, invece, annullato la condanna per il delitto di omicidio colposo ascritto, in concorso con il suo collaboratore (dr. A), al dirigente medico (dr. B) della struttura carceraria ove era ricoverato il malato escludendo che solo per la sua funzione avesse assunto la qualità di curante del detenuto e, quindi, la posizione di garanzia della sua salute.

Non era emerso, infatti, che il predetto dirigente si fosse ingerito nel processo di cura del detenuto malato, mentre dagli atti risultava che le sue incombenze erano essenzialmente amministrative e gestionali nell’ambito di una struttura, da lui diretta, composta da ben otto ambulatori e vari reparti di degenza.

D’altra parte in campo penale non è configurabile una responsabilità di posizione ovvero di natura oggettiva, essendo sempre necessario individuare una precisa condotta colposa da attribuire al soggetto che si ritiene colpevole del reato di omicidio colposo ascrittogli in quanto con il suo comportamento ha cagionato l’evento mortale.



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