Carrello C.G. Edizioni Medico Scientifiche          Facebook C.G. Edizioni Medico Scientifiche    Google + C.G. Edizioni Medico Scientifiche    Linkedin C.G. Edizioni Medico Scientifiche    Newsletter C.G. Edizioni Medico Scientifiche
C.G. EDIZIONI MEDICO SCIENTIFICHE    /    +39 011 37.57.38    /    cgems.clienti@cgems.it    /    accedi all'area
- News -
Cerca nelle News






Newsletter

Iscriviti alle nostre newsletter di aggiornamento scientifico

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione


Privacy Policy

‹‹ Le nostre News




Articolo del 14/01/2019

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Responsabilitą penale del medico del pronto soccorso per omissione dei prescritti accertamenti utili a diagnosticare un infarto del miocardio in atto


a cura di Sergio Fucci


Una donna viene portata al Pronto Soccorso di un ospedale il 04/08/2007 in quanto lamenta fortissimi dolori al petto, sudorazione, pallore diffuso al volto e al corpo, accompagnati da frequenti conati di vomito. Il medico (dr. ZZ) che la prende in carico dispone l’esecuzione di un elettrocardiogramma e il prelievo di enzimi cardiaci e le somministra un antidolorifico
(tramadolo) che fa diminuire parzialmente i dolori alle braccia, ma non i dolori alle spalle ed al collo. Visto l’esito negativo degli accertamenti clinici effettuati, il medico dispone la dimissione della paziente con diagnosi di crisi d’ansia o, in alternativa, di indigestione, prescrivendo all’occorrenza una terapia con tramadolo gocce.



Durante la notte i dolori persistono, unitamente a vomito, tosse e difficoltà respiratorie; quindi, alle ore 6,30 del 05/08/2007, i familiari della paziente chiamano il 118, ma il medico di bordo conferma la diagnosi del pronto soccorso e non ritiene opportuno accompagnare la donna in ospedale. I familiari, vista la situazione, decidono di portare la paziente di nuovo al pronto soccorso ove giunge alle ore 7,45; il medico di turno in quel momento (dr. XX) decide di eseguire un nuovo elettrocardiogramma, al cui esito dispone il ricovero d’urgenza nel reparto di cardiologia del nosocomio. Il cardiologo del reparto, dr. YY, rileva la presenza di un infarto devastante, insorto da troppe ore e quindi dispone il ricovero della paziente nel reparto di rianimazione dal quale, alle ore 19, viene trasferita presso un’altra clinica dove decede alcuni giorni dopo, alle ore 10,45 del 14 agosto 2007.
Il medico dr. ZZ di turno in pronto soccorso in data 04/08/2007 viene rinviato a giudizio per rispondere di omicidio colposo per avere frettolosamente dimesso la paziente invece di procedere ai prescritti approfondimenti diagnostici che avrebbero consentito di diagnosticare l’infarto del miocardio in atto e predisporre le opportune cure idonee a evitare il decesso. Il Tribunale ritiene fondata l’impostazione dell’accusa e giudica il medico colpevole del reato ascritto in quanto, anche in presenza di esami strumentali e di laboratorio negativi, il medico avrebbe dovuto ripetere a distanza di poche ore tutti gli accertamenti, in considerazione del fatto che nelle fasi iniziali l’infarto miocardico acuto può esordire con esami ancora negativi.
Il giudice di primo grado ritiene, in sostanza, che la ripetizione degli esami avrebbe consentito una corretta tempestiva diagnosi ed evitato, grazie all’intervento di rivascolarizzazione, che l’infarto diventasse massivo, con possibilità di sopravvivenza altissime. La sentenza di condanna viene confermata in appello in quanto il giudice di secondo grado
afferma che la sintomatologia accusata dalla paziente avrebbe dovuto far insorgere il dubbio sulla presenza di una patologia cardiaca che, peraltro, non poteva essere esclusa solo per l’esito negativo dei primi accertamenti.
La letteratura scientifica, infatti, segnala che nelle prime ore l’esame enzimatico non rivela segni di necrosi, positivizzandosi di solito verso la sesta ora; ne consegue che il primo esame enzimatico è insufficiente a far diagnosticare l’infarto, ma neppure è sufficiente ad escluderlo; pertanto, visto che la somministrazione dell’antidolorifico non aveva inciso sul dolore alle spalle ed al collo, sarebbe stato opportuno tenere ancora sotto osservazione la paziente, come
previsto dalla maggior parte dei protocolli di Pronto Soccorso che suggeriscono di ripetere ECG e ricerca dei marker di danno miocardico su sangue ed eventualmente chiedere un consulto con lo specialista cardiologo per un esame più accurato delle condizioni cliniche della paziente. La colpa del medico del pronto soccorso viene, quindi, individuata nell’omesso approfondimento diagnostico che, se effettuato, avrebbe consentito di porre una tempestiva diagnosi
e di prestare le cure che avrebbero evitato l’evento mortale.
Il medico ricorre in cassazione, sostenendo che il suo comportamento è stato corretto dato che, al momento dell’accesso della paziente al pronto soccorso, non vi erano segni tali da far sospettare un infarto in atto e che, quindi, la diagnosi differenziale di polialtragia era stata posta correttamente dopo l’esito negativo degli accertamenti effettuati. Deduce, ancora, la difesa dell’imputato che anche l’altro medico (dr. XX) che aveva visitato la paziente il 05/08/20017 aveva escluso che l’infarto fosse stato presente il giorno prima e che, anche se fosse stata posta una giusta diagnosi di “infarto massivo acuto (IMA) che sorge improvvisamente”, l’evento non sarebbe stato evitabile, tenuto conto anche dell’età della paziente, delle sue non buone condizioni generali di salute e della portata devastante dell’infarto.
In ogni caso ingiustamente non era stata disposta una perizia per accertare se era stato corretto il comportamento tenuto dall’imputato all’atto dell’accesso al pronto soccorso.
 
L’esito del giudizio in cassazione e i principi di diritto affermati dalla Suprema Corte
 
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24372/2018, depositata il 30/05/2018, oggetto di questo commento, annulla la condanna penale inflitta al medico in quanto ritiene che il delitto si sia estinto per prescrizione, essendo decorso il tempo previsto dalla legge al riguardo, ma conferma la statuizione di condanna al risarcimento dei danni già irrogata dai giudici di merito. La Suprema Corte, in particolare, sottolinea che la sigla IMA richiamata negli atti di causa non è riferita all’infarto massivo acuto bensì all’omessa diagnosi dell’infarto miocardico acuto quale conseguenza della mancata sottoposizione della paziente al prescritto monitoraggio delle sue condizioni con ripetizione nel tempo degli iniziali esami (ECG ed enzimi cardiaci).
La Suprema Corte, inoltre, afferma che nessuna specifica critica risulta formulata rispetto alle considerazioni dei giudici di merito sulla correlazione esistente tra il comportamento del dolore toracico e la possibilità di effettuare una corretta diagnosi in un più ampio arco di tempo. La Corte di Cassazione, ancora, sottolinea che dagli atti non emerge che il dr. XX abbia escluso in radice che l’infarto sia sorto il giorno prima.
Osserva infine la Suprema Corte che, in linea di principio, l’ambito dell’obbligo di garanzia gravante sul medico di Pronto Soccorso può ritenersi definito dalle specifiche competenze che sono proprie di quella branca della medicina che si definisce medicina d’emergenza o d’urgenza, con la conseguente doverosa esecuzione di taluni accertamenti clinici, la
decisione circa le cure da prestare all’esito e l’individuazione delle prestazioni specialistiche eventualmente necessarie.
Pur non essendo esigibile dal medico del pronto soccorso una competenza di livello pari a tutte le altre specializzazioni per le varie malattie di cui si deve occupare in fase acuta, la sua responsabilità può essere esclusa solo in ragione della singolarità dei sintomi e della conseguente difficoltà di porre una corretta diagnosi, mentre nel caso di specie il
comportamento dell’imputato non è stato conforme a quanto previsto dai protocolli in uso nei reparti di pronto soccorso che prevedono appunto un monitoraggio nel tempo delle condizioni del paziente alla luce della persistente sintomatologia dolorosa accusata dalla donna assistita. 
 


CGEMS consiglia ...


Copyright © 2017, C.G. Edizioni Medico Scientifiche S.r.l. con socio unico  -  Tutti i diritti Riservati  -  P.iva 02571140017
Privacy e Condizioni   -  Via Brissogne, 11 - 10142 Torino  -  E-mail: cgems.clienti@cgems.it  -  Admin
Created by GIGA Studio