Carrello C.G. Edizioni Medico Scientifiche          Facebook C.G. Edizioni Medico Scientifiche    Google + C.G. Edizioni Medico Scientifiche    Linkedin C.G. Edizioni Medico Scientifiche    Newsletter C.G. Edizioni Medico Scientifiche
C.G. EDIZIONI MEDICO SCIENTIFICHE    /    +39 011 37.57.38    /    cgems.clienti@cgems.it    /    accedi all'area
- News -
Cerca nelle News






Newsletter

Iscriviti alle nostre newsletter di aggiornamento scientifico

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione


Privacy Policy

‹‹ Le nostre News




Articolo del 20/12/2018

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Responsabilitą per decesso del paziente del medico di guardia nella fase post operatoria


a cura di Sergio Fucci


La Corte di Cassazione, terza sezione penale, con la recente sentenza n. 46957/2018, depositata il giorno 16/10/2018, ha confermato la sentenza d’appello che aveva dichiarato prescritto il delitto di omicidio colposo contestato ad un medico di guardia che aveva assistito la paziente nella fase successiva ad un intervento di colecisti alla quale era stata sottoposta, ma aveva confermato la condanna al risarcimento dei danni già inflitta dal primo giudice.

 



La Suprema Corte ha sottolineato che i giudici di merito avevano evidenziato che l’imputato aveva tutti gli elementi (tra cui le esistenti complicanze di tipo emorragico) per accorgersi che il decorso post operatorio non procedeva regolarmente e, quindi, avrebbe dovuto attivarsi tempestivamente per disporre i necessari accertamenti diagnostici che, qualora eseguiti, avrebbero consentito di effettuare gli appropriati interventi terapeutici atti a prevenire ovvero a fronteggiare l’aggravamento delle condizioni di salute della paziente conseguenti all’insorgere nel tempo di una emorragia interna massiva.

La Suprema Corte, inoltre, ha escluso l’applicabilità al caso di specie della causa di non punibilità di cui all’art. 6 della legge n. 24/2017 (cd. legge Gelli/Bianco) essendo stato correttamente accertato da parte dei giudici di merito che l’imputato aveva tenuto nell’occasione una condotta “negligente” e “imprudente” che si colloca al di fuori della predetta normativa che concerne solo la colpa per “imperizia”.

La Corte, infine, ha escluso anche l’applicabilità alla fattispecie dell’art. 3 della legge 189/2012 (cd. legge Balduzzi) in quanto la colpa dell’imputato è stata giudicata non depenalizzata perché di natura grave e non lieve.



Copyright © 2017, C.G. Edizioni Medico Scientifiche S.r.l. con socio unico  -  Tutti i diritti Riservati  -  P.iva 02571140017
Privacy e Condizioni   -  Via Brissogne, 11 - 10142 Torino  -  E-mail: cgems.clienti@cgems.it  -  Admin
Created by GIGA Studio