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Articolo del 20/12/2018

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Colpa grave e danno erariale


a cura di Sergio Fucci


La colpa grave del medico va esclusa, in linea generale, quando questi debba risolvere problemi diagnostici e terapeutici di difficile soluzione, in presenza di quadro patologico complesso e passibile di diversificati esiti, ovvero si trovi nella necessità di agire in una situazione di emergenza o di urgenza, e la sua scelta nel caso concreto appaia comunque ragionevole avuto riguardo alle conoscenze scientifiche e alla prassi medica.



Al contrario, la colpa è grave quando non si presenti una situazione emergenziale, o quando il caso non implichi problemi di particolare difficoltà, ovvero ancora quando il medico abbia completamente omesso di compiere un'attività atta a scongiurare determinate prevedibili ed evitabili complicazioni.

Questi principi sono stati affermati dalla Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Regione Sicilia, nella recente sentenza n. 805/2018, depositata il 02.10.18, con la quale un direttore di una unità di chirurgia maxillo-facciale di una azienda ospedaliera è stato condannato al pagamento della somma di Euro 21.242,32 (oltre accessori di legge) per avere cagionato alla pubblica amministrazione di appartenenza un danno erariale indiretto in seguito al pagamento della predetta somma per i danni cagionati ad una paziente in seguito ad un intervento di “avulsione dentaria dell’ottavo inferiore di sinistra”, come accertato con sentenza dal Tribunale Civile divenuta irrevocabile.

La Corte dei Conti, sulla scorta di quanto emerso dalla CTU effettuata nel giudizio civile, ha ritenuto infatti che: a) l’evento lesivo “ipostenia a carico della regione mentoniera sinistra da lesione del nervo alveolare inferiore sinistro ormai non suscettibile di miglioramento” si verificò a causa di un non corretto intervento eseguito dal medico che, nell’effettuare l’avulsione dentaria, ebbe a ledere inopinatamente il nervo alveolare della paziente; b) l’evento in questione non si sarebbe verificato ove il sanitario avesse prudentemente valutato, pur in presenza di un intervento comunque routinario per un medico specialista, le possibili conseguenze che sarebbero potute derivare dalla omissione di opportuni accorgimenti interventistici finalizzati a scongiurare il pericolo per una paziente gravata da evidenti segni premonitori anamnestici (individuati dalla TAC) che ipotizzavano un rischio maggiore di quello ordinario.

La Corte, inoltre, ha precisato che la nuova disciplina in materia di responsabilità amministrativa degli esercenti le professioni sanitarie, introdotta dall’art.9 della legge 8 marzo 2017 n.24, non è applicabile alla fattispecie in esame in quanto entrata in vigore successivamente ai fatti di causa e conseguentemente non possono venire in rilievo nella fattispecie le questioni, introdotte dalla suddetta disposizione normativa con riferimento al danno erariale, relative alle condizioni di procedibilità, ai limiti probatori e ai criteri di determinazione del danno c.d. iatrogeno.



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